Ligonchio

Alpi di Succiso
11 marzo, 2014
6 Percorsi alla Pietra di Bismantova
2 aprile, 2014
Mostra tutto
 

Ligonchio

Fino alla fusione del 1° Gennaio 2016 con Busana, Collagna, Ramiseto nel nuovo comune di Ventasso, quello di Ligonchio era il più alto dell'appennino reggiano, situato in prossimità del Monte Cusna, incastonato tra la Valle dell'Ozola e quella del Secchia ed è al centro del Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano; da segnalare in un contesto florofaunistico, la presenza di strutture di notevole aspetto architettonico come le due Centrali idroelettriche.

Il paese, che sorge su una costa a cavallo delle valli dell'Ozola e della Rossendola, era articolato in due nuclei principali, Ligonchio di Sopra e La Valla, sede del Municipio e della Parrocchia. Ligonchio è collegato alla strada statale 63 (la strada più importante dell'Appennino Reggiano) e quindi a Reggio Emilia tramite la strada provinciale 18 che si distacca dalla statale nei pressi di Busana; la stessa provinciale collega Ligonchio con la Toscana (comune di Sillano in Garfagnana) attraverso il Passo della Pradarena, il più alto valico stradale asfaltato dell'Appennino Settentrionale con i suoi 1579 metri s.l.m. Il territorio comunale, oltre che dal capoluogo, era formato dalle frazioni di Caprile, Cinquecerri, Giarola, Campo, Montecagno, Ospitaletto, Piolo e Vaglie, per un totale di 61,7 km2; confina a nord con Busana, ad est con Villa Minozzo, a sud con il comune lucchese di Sillano e ad ovest con Collagna. Il comune ha fatto parte della Comunità montana dell'Appennino Reggiano.

 
L'origine del nome Ligonchio non è precisa; nei documenti antichi viene denominato Aligante, Ligonchium, Ligontum e Ligustrum. Quest'ultimo sembra derivare dalla parola "Ligure", infatti in epoca remota i gruppi di uomini che migrarono dalle regioni del Mediterraneo verso l'Italia settentrionale furono chiamati Liguri.

Nel 1076 Matilde di Canossa cedette la corte di Ligonchio alla Badia di Frassinoro per ricavarne proventi da destinare alla fortificazione di Carpineti, eretta per difendere gli eventuali attacchi dell'Imperatore di Germania Enrico IV contro Papa Gregorio VII. Ligonchio riemerge nel 1158 nei documenti di Federico I di Svevia, facente parte, con Piolo, dei feudi dei Dalli di Sillano (famiglia che governò l'Appennino, tra alterne vicende, fino alla Rivoluzione Francese).

Nel 1383 la Rocca di Ligonchio e Piolo passarono alla famiglia dei Vallisneri. Nel 1431 con Ligonchio, con Piolo e Vaglie, si consegnò a Niccolò d'Este. La Villa di Ligonchio fece parte per un secolo e mezzo della podesteria di Minozzo, per entrare in possesso delle famiglie Bertocchi e Bernardi assieme a Ligonchio, Predare e Canova.

Verso la metà del XVII secolo il duca Rinaldo d'Este vendette Ligonchio ai conti Ferrarini per 17.000 scudi. Nel 1750 passò alla famiglia Becchi e poi ai conti Cantuti Castelvetri. Durante la Rivoluzione Francese Ligonchio fu dichiarato Comune sotto il cantone di Minozzo e con la Restaurazione del 1815 riottenne l'autonomia.

Ligonchio (Algûnc nel dialetto locale, Ligûnchi in dialetto reggiano) è una frazione di 842 abitanti del comune di Ventasso in provincia di Reggio Emilia.

 

A Ligonchio di Sopra si trova l'antico oratorio di San Rocco al cui interno si trova la statua del Santo che, secondo la leggenda, avrebbe liberato Ligonchio dalla Peste del 1635 e ogni anno viene ricordato con una processione che si conclude con la benedizione e la distribuzione dei panini benedetti che secondo la tradizione, se conservato nella madia, funzionano come amuleto contro le malattie.