Pietra di Bismantova

Alpi di Succiso
11 marzo, 2014
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Situata vicino alla cittadina di Castelnuovo ne’ Monti, nel cuore dell’Appennino Reggiano, la Pietra di Bismantova è una grande e spettacolare rupe calcarea, alta circa 1047 metri, la cui origine antichissima risale all’età del Miocene, quindi a ben 19 milioni di anni fa.

A ttorno a questa straordinaria rupe si condensano storia e leggenda. Pare che transitò per questi luoghi anche Dante Alighieri, che ne parla nel IV Canto del Purgatorio e che alla Pietra di Bismantova sembra si sia ispirato nella concezione della stessa sagoma del Monte del Purgatorio.

„Vassi in Sanleo e discendesi in Noli, montasi su Bismantova in cacume con esso i piè; ma qui convien ch’om voli;
dico con l’ale snelle e con le piume del gran disio, di retro a quel condotto che speranza mi dava e facea lume„


(Dante, Purgatorio, canto IV, vv.25-30)

L'Eremo di Bismantova

Le varie leggende elaborate attorno alla storia di questa pietra, riconducono alla venerazione per la Madonna della Pietra, alla quale è dedicata una piccola chiesa scavata nella roccia alla base di una parete, l'Eremo di Bismantova, abitato dai Benedettini e tutt'oggi meta di pellegrinaggio. Ma la Pietra, come tutte le cose più splendenti, ha anche un lato oscuro, pare che un’antica leggenda, taciuta per non rovinare l’aura di misticismo turistico che avvolge questo capolavoro della geologia, narri che sulla sua superficie vi abbia preso dimora nientemeno che il diavolo in persona e che vi abbia addirittura lasciato le sue impronte impresse sulla roccia.

Secondo la leggenda, nel XVII secolo, due padri gesuiti abbiano ottenuto da due streghe e da un loro accolito spretato una confessione che raccontava di incontri di magia nera sulla sua cima e che il demonio fosse solito apparire ai suoi adoratori proprio in quel luogo durante il Sabba Infernale. Per scacciare il maligno i due frati decisero allora di inviare sul luogo un coraggioso cavaliere, ma si racconta che, la sera dopo che questi era salito sulla Pietra, i due Gesuiti, mentre cenavano nel refettorio dei Padri Cappuccini di Reggio, abbiano visto squarciarsi il soffitto e cadere sulla loro tavola il cadavere dello sventurato cavaliere martoriato da orribili ferite. Allora uno dei due frati, di nome Spiridione, decise di combattere il demonio con degli esorcismi e si dice che, fino alla sua morte, abbia inutilmente cercato di scacciare dalla Pietra il diavolo senza però riuscirvi.